Inviato da il 10/01/2018 in Programmi
Il nostro obiettivo è quello di arrivare a SBARCHI ZERO entro i prossimi 5 anni.
1) Bisogna rafforzare lo strumento delle vie legali e sicure di accesso per raggiungere l’Europa.
2) La gestione dei flussi, l’accoglienza, le responsabilità e gli oneri devono essere condivisi equamente tra tutti gli Stati Membri in base a parametri oggettivi e quantificabili, come popolazione, PIL e tasso di disoccupazione.
3) Le Commissioni territoriali devono essere potenziate e messe nella condizione di lavorare al meglio. In Italia una procedura per il riconoscimento della protezione internazionale dura mediamente 18 mesi. Nel resto d’Europa 6 mesi.
4) Ripudiare le guerre e pretendere uno sviluppo economico dei Paesi terzi senza sfruttamento è un primo passo per prevenire le cause dirette dei flussi migratori.

1) Chiediamo la valutazione dell’ammissibilità delle domande di protezione internazionale nei Paesi di origine o di transito. Con questa proposta si otterrebbero il coinvolgimento dell’Europa nella gestione dei flussi e la riduzione dei centri di accoglienza.
3) I costi di permanenza di un singolo richiedente asilo per 18 mesi su territorio italiano, sono di circa 19.000 euro. Proponiamo l’assunzione di 15.000 giovani laureati in materie sociali, giuridiche e umanistiche, formati adeguatamente e gratuitamente per ridurre il tempo di attesa per l’approvazione e il respingimento della domanda di richiesta d’asilo agendo sul ruolo delle Commissioni territoriali. Questa proposta potrebbe abbassare sostanzialmente il costo perché, per formare 15.000 nuovi commissari, servono 540 milioni di euro annui, l’equivalente di circa tre mesi e mezzo di accoglienza per 150.000 richiedenti asilo.
4) Chiediamo di dare una priorità al finanziamento trasparente dei fondi alla cooperazione internazionale al fine di eradicare le cause profonde delle migrazioni.

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Nessuno deve sentirsi costretto a lasciare il proprio Paese e le proprie radici per ragioni economiche. Possiamo davvero aiutare le aree del pianeta più svantaggiate sostenendo progetti in loco, non certo accogliendo tutti.
1) Controllo dei confini, lotta all'immigrazione clandestina, espulsione di chi si trova irregolarmente sul territorio nazionale.
2) Perdita del diritto alla domanda di protezione internazionale per reati come terrorismo o spaccio di droga.
3) Un rifugiato non potrà ricevere un assegno superiore a quanto riceve un cittadino italiano invalido al 100%.
4) Gestione pubblica dell’accoglienza con responsabilità regionali; trasparenza dei centri d’accoglienza; accordi bilaterali con i paesi d’origine per rimpatri a fronte di accordi economici (denuncia degli accordi internazioni di aiuto per i Paesi non collaborativi).

1) Revoca dell’accordo Renzi-Alfano sulle regole d’ingaggio nel progetto “Triton” e diniego allo sbarco per le ONG che si pongono ai margini del mare territoriale libico per procurato allarme su naufragio autoindotto e che prelude allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. Divieto comunque di sbarco dalle navi ONG per i passeggeri che non sono muniti di documenti identificativi.
Proponiamo inoltre di rifondare e implementare il numero dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) in non meno di uno per ogni Regione e, contestualmente, prolungare il termine per il trattenimento almeno sino a 6 mesi, al fine di rendere eseguibile l’espulsione.
3) Non sarà possibile stabilire maggiori contributi per l’accoglienza degli stranieri rispetto a quelli rivolti alle politiche a sostegno degli italiani in povertà.
4) Espulsione dei carcerati extracomunitari con facoltà di fare accordo con i Paesi di origine nel periodo di detenzione ed espulsione con accompagnamento.

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È importante garantire tanto i diritti di chi fugge dalle guerre e dalle carestie quanto quelli di chi accoglie, ma queste due istanze vanno tenute in equilibrio fra loro, con la consapevolezza che l’accoglienza ha un limite nella capacità di integrazione.
1) Proseguire nel solco del Piano per l’accoglienza diffusa, che si fonda sulla collaborazione con gli enti locali e gli attori del terzo settore, per superare una volta per tutte la fase dei grandi centri di accoglienza.
2) Insistere sull’importanza del processo d’integrazione: sulla promozione di valori e responsabilità, ma anche sulla certezza dei diritti, come quello alla cittadinanza piena per i figli degli stranieri nati e cresciuti in questo Paese.
3) Portare avanti un confronto costruttivo con l’Unione Europea sulle politiche migratorie anche attraverso la revisione del trattato di Dublino.
4) Più risorse da dare ai paesi di origine dei migranti, per permettere loro di battere la povertà: i fondi per la cooperazione cresceranno fino allo 0.3% del PIL entro il 2020 e allo 0.7% entro il 2030

Il controllo delle frontiere ha senso se viene fatto a livello europeo, lavorando insieme per la gestione dei confini. Memore dei suoi valori e della sua storia, l’Europa ha il dovere di accogliere i rifugiati politici. Si tratta di un diritto internazionale che non deve trovare alcuna eccezione in Europa. Proprio qui entra in gioco l’Unione: superiamo gli accordi di Dublino, cioè il principio che i richiedenti asilo sono un problema del paese di primo sbarco. Costruiamo politiche comuni anche per l’immigrazione economica, a partire dall’introduzione di quote europee annuali di migranti economici da accettare.

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La frequenza di episodi di cronaca nera riconducibili ad immigrati clandestini unita alla paura diffusa suscitato dalla criminalità minore, dimostra che esiste una bomba sociale pronta e esplodere.
1) Messa a punto di un grande piano Marshall per l’Africa per far nascere delle economie locali e creare lavoro per i i cittadini di questi paesi.
2) Blocco degli sbarchi con respingimenti assistiti e stipula di trattati e accordi con i Paesi di origine dei migranti economici.

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