Inviato da il 16/02/2018 in Programmi
L’imprenditorialità giovanile e le start-up rappresentano un settore strategico per la crescita economica, sociale e occupazionale di una nazione. Favorire gli investimenti in imprese giovani, innovative e tecnologiche, significa scommettere sul futuro, credere nel potenziale inespresso delle nuove generazioni e valorizzare al meglio gli studi fatti, il merito e la ricerca.
1) Far fluire più capitale privato al settore dell’imprenditoria giovanile mediante obblighi di legge che prevedano un investimento minimo di alcuni punti percentuali (in uno spettro compreso tra il 3% e il 5%) in questo settore per i Piani Individuali di Risparmio (PIR) e per i fondi pensione italiani.
2) Prevedere decontribuzioni di almeno il 50% sul costo del lavoro per le assunzioni fatte da start up innovative su un orizzonte di 5 anni.
Inoltre:
3) Defiscalizzare per alcuni anni (minimo 2) l’assunzione di giovani nel turismo.

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L’Italia ha tutte le carte in regola per ridare dignità a chi ha lavorato per una vita e per tornare ad attrarre i suoi giovani, per restituire loro, e a quelli che hanno scelto di rimanere, un lavoro adeguato e una speranza per il futuro.
1) Cambiare la Legge Fornero: vogliamo introdurre equità nelle pensioni, perché è assurdo pensare che si debba accedere alla propria pensione solo dopo 68, 69 o 70 anni di età. Bisogna pensare seriamente a cosa fare con l’adeguamento alla speranza di vita per permettere un effettivo turn over tra giovani e anziani.
2) Lo Stato “incubatore”: dobbiamo investire, non solo con strumenti come quello del venture capital, ma anche con investimenti pubblici nei settori strategici. Bisogna pensare anche alla creazione di una banca pubblica che sostenga le imprese innovative e faccia credito a tassi agevolati, come hanno già fatto Paesi come la Francia e la Spagna.

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Abbiamo il dovere di restituire ai ragazzi il diritto alla speranza. Le aziende che assumeranno un giovane disoccupato con contratto stabile non pagheranno tasse. Non è una promessa ma un impegno che assumiamo formalmente. Il lavoro, che per noi è la massima priorità, è la vera emergenza soprattutto per i giovani. Oggi, il tasso di disoccupazione è di due punti superiore al resto dell’Europa rendendoci il secondo peggior paese europeo.
1) Eliminazione di ogni tassa o contributo per i primi sei anni (contratto di praticantato e contratto di primo impiego) per chi assume un giovane a tempo indeterminato. (...) In modo tale che le aziende abbiamo una fortissima convenienza ad assumere giovani disoccupati.

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Vogliamo rimettere i giovani al lavoro e per farlo servono due leve: competenze e investimenti.
1) Riduzione del costo del lavoro.
2) Una pensione per i giovani.
3) Transizione tra scuola e lavoro.
4) Sostegno all’autonomia dei giovani.

1) Ridurre il costo del lavoro per il tempo indeterminato a tutele crescenti di un punto all’anno per 4 anni, in modo che alla fine della prossima legislatura il costo dei contributi sia al 29% rispetto al 33% di oggi. La riduzione del cuneo contributivo sarà fiscalizzata per salvaguardare le pensioni future.
2) Dare delle garanzie sul loro futuro previdenziale, soprattutto per chi ha carriere lavorative saltuarie e precarie.
3) Se molti giovani sono disoccupati è anche perché la transizione tra scuola e lavoro è più lunga che in tutti gli altri paesi europei: 14 mesi dal momento del diploma o della laurea al primo contratto. Ecco perché disegneremo un canale formativo professionalizzante che si sviluppi a livello secondario e terziario. Sarà un percorso con pari dignità rispetto all’offerta accademica, con percorsi di studio meno teorici e più pratici.
4) I giovani italiani lasciano casa dei genitori a 30 anni: una media di 4 anni superiore a quella europea. Introdurremo una detrazione fiscale del valore di 150 euro al mese a beneficio di tutti gli under-30 con un reddito fino a 30 mila euro e un contratto d’affitto sulle spalle.

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